venerdì 24 aprile 2015

scompariva per ciò che era
quando mi leggi non stai 'capendo', ti stai 'dispiegando'. è tutto merito tuo. in realtà le cose accadono, non potevi immaginarle prima né ora che stai leggendo.
anche quando vedi un paracarro in pietra è 'interno'. l'esterno è specchiato dall'interno e in mezzo c'è il 'vedere'. il vedere, sommo insieme all'ascolto, insieme a tutti gli altri sensi incomprensibili tutti, è la summa in senso filosofico di ciò che chiamiamo 'estetica'. l'esteta è colui che vede con ampia apertura alare di occhi polmoni fegato naso buco del culo piedi pelvi orecchie pancia e via via. se sbatto contro un paracarro tutto ne risentirà: la carne come e soprattutto l'esteta.
(teniamo sempre presente che scrivo senza che vi sia 'corrispondenza'. mica faccio il postino)

giovedì 23 aprile 2015

Una legge eterna è che noi si detesta ciò che si ama. Amando. E' una cosa santa. Nelle acque materne noi non s'aveva bisogno d'amare, siamo emersi per poter desiderare di tornare all'oblìo. Nessuno ha ancora scoperto il motivo di quest'improvvisa emersione, la curiosità è umana, ma non è umana la causa, e quindi non serve. Detestiamo questo percorso in quanto 'obbligati', amando quest'obbligo. Perché lo amiamo? Perché è divertente. Per fare questo ci servono esseri umani e co...se, oggetti, che per l'appunto detestiamo dato che 'necessari' ed è impossibile amare e basta ciò di cui non si può fare a meno, è coercitivo, quindi anche lo si detesta; ma siccome necessari allo scopo li amiamo per questo. Si fa ciò che si deve come si può, mai e poi ma ciò che si vuole. Sapere questo e saperlo bene, in vita, vuol dire amare molto e sarà morire ridendo. (salmo: iraghi & viganò)
mi piace molto violare la tua dignità e la tua fierezza. qualità che in te stimo immensamente. io le distruggo proprio perché non potrebbero che rimanere intatte come massacrare di botte un pugile che non muore mai. ne si può tranquillamente approfittare
divorzio breve: perché sei mesi? a me pare una vera discriminazione verso chi sa riflettere in cinque minuti

mercoledì 22 aprile 2015

brillo come una mina vagante. tra l'altro anche mina quando cantava vagava, brillando
'credere' al soggetto vuol dire essere complemento oggetto, cioè miseria
non è che ci si vanti, si espelle il vanto: il soggetto è un medium
non sono scrittore né poeta. io lavoro. penso scrivo dico e chiavo. quattro cose che faccio in modo eccelso e non coerenti tra loro
una gerbera gialla e una bianca solari per necessità possono cadere senza timori in un pozzo buio senza fondo ad ammirarsene l'odore imprendibili per fatalità
quando pensi alla tua figa ella ti tradirà sempre. ella vuol esser trascurata, non pensata. quando sente il pensiero è come un poeta che dialogasse con un gazzettiere, si volterebbe indifferente per passare oltre. accetta solo pensieri senza concetto
a casa i miei meravigliosi fiori bianchi finti sono sbocciati da per sempre. non potrebbero mai essere stati promossi né spromossi
comunque non è che il rodo dendro sia una pianta per ranco rosi eh
posso interagire anche amabilmente con chiunque ma il mio vero interesse è solo per chi si mette a braghe calate a disintegrare se stesso, che si renda conto della marmaglia umanizzante da saldi ideologici che gli si è appiccicata addosso strato su strato nei millenni e che per questo abbia un desiderio bruciante di assurgere a status di 'individuo'. intanto che si recuperi l'individuo. per costui, martire di sé, provo un immenso amore e vicinanza. per i lamentosi e i piagnucolosi da manifestazione di piazza (cioè da poltrona estesa) che invece soffrono pensando di arrivare a casa solo se li viene a prendere il tram, con l'esigenza tra l'altro che lo guidi qualcun altro, o ascoltano e si svegliano da queste parole o è meglio per tutti che vadano a casa a letto prendano un sonnifero perenne e dormano. l'umanità presa in sé è del tutto priva di significato, figuriamoci la 'socialità' del paralitico dare/avere che ne deriva. o superi te stesso o butti bombette di cartone o dormi: per le ultime due opzioni non serve avere fretta le latrine sono strapiene ma sono enormi di posto ne trovi sempre
amo il cactus nudo immobile fiero spinoso per vanità chi potrebbe temere? ride a uno sbadato punto che passa e se ne va
la maggior parte di voi parla di sociale, di socialità, come al dopolavoro ferroviario. siete privi di guizzi, come un pesce con il piombo nel petto inerme sul fondo. pensate e parlate con uno sbadiglio moscio pietrificato in bocca. quindi figuriamoci quando poi passate all'azione, una pallottola che esce dalla canna e pende con un ragno in groppa che dorme
sono un uomo oggetto, sembro vero. questa mia 'verosimiglianza' alla verità è la mia umanità
sono un uomo oggetto, sono al di là del complemento oggetto
si aprono i glicini. possono pendere soli o poggiare, l'uva non ha questa civetteria. ella produce vino il glicine un lilla gentile. anche il salice che da sempre è molto solo esce di rado. le margherite invece non si curano di sé, me l'hanno maliziosamente confidato le gerbere
avere sempre ragione è una cosa che talvolta mi stanca. a volte desidero che tu mi dica dei no tanto per farmi contento
il tuo imbarazzo mi è visione dolcissima. il mio sadismo nel sollecitartelo mi è molto tenero, sono un violento della leggerezza. amo molto quando te ne accorgi il più tardi possibile, combattendo per metterti in pari.

martedì 21 aprile 2015

a volte mi piace entrare nei bar di quart'ordine di quelli frequentati da vecchi o persone dal futuro incerto, un po' bui, che senti un odore stantio nell'aria, di quelli che con una passata di spugna ti puliscono il banco d'alluminio che poi resta l'alone e che sugli scaffali dimorano esigue quantità di liquori. e che il barista stanco ti serve perché di solito si fa così potrebbe entrare un vescovo la regina o uno struzzo che la palpebra resterebbe uguale, floscia e distacc...ata. se poi ci entro con un'amica non avvezza a queste mie indagini di immersione nel controtempo esistenziale ecco, che allora mi piace ancora di più. mi piace vedere nel suo volto il desiderio di uscire il prima possibile, da un luogo di cui nemmeno sapeva l'esistenza. e mi piace quel suo guardarmi in silenzio, interlocutorio, e il non dirmi niente, perché è venuta con me, solo per me, e a me in quel momento piaceva così

lunedì 20 aprile 2015

al contrario del sentire comune io vedo la donna esclusivamente femminile, esclusivamente femmina, adatta per i cazzi duri che poi s'ammosciano subito. la lascio agli ometti. io invece nella donna amo fottermi il maschile e il femminile in un colpo solo. non sai più che santi chiamare.
amo solo donne che scrivono col cazzo duro, non con la figa in ordine. il cazzo duro è depensamento la figa che pensa è tedio. questa è filosofia trascendente.
non mi metto certo a polemizzare con un chirurgo sull'arte dell'uncinetto della budella o con l'idraulico circa la congruenza dei tubi ma sulla vita, sulla pancia che mimetizza il cervello che stende veli sovrapposti sul buco del culo qui, con me, ognuno deve lanciare la propria araldica nel cesso, nessuno esiste. si cammina in mutande mano nella mano nel buio, guardando l'esser visti, inaudito ascolto
la cosa interessante nell'incontrare una donna 'individuo' è la totale assenza della necessità di 'reciproco appoggio' pur in mezzo al fuoco divorante della promiscuità: ognuno di per sé 'totalizza'. come due piloti lanciati a velocità supersonica sopra due rette parallele vicine, solcando astri, e attraverso i finestrini a lanciarsi coltelli e fiori. all'infinito. non serve complicità, ci si 'comprende'
presa a sberle ti ho violato forte mi hai scaraventato addosso tutte le acque
lo scrittore è un mentitore, solo dio lo sa. poiché la menzogna è tutto. la menzogna è il contenuto pirotecnico della mancanza, il cielo viene illuminato in un buio che resta di per sé perenne. il buio è la mancanza totale in una luce momentanea che non illumina il buio ma lo rivela. lo realizza. lo scritto che illumina passa dal malinteso alla mancanza di intesa, dal misfatto all'atto, dalla presenza all'assenza: la mancanza è una sua eco muta.
se la santità per gli altri è la rinuncia alla carne la mia invece è avere rinunciato alla rinuncia, anche perché, con la carne, sono in grado di costruirti castelli in aria, sarebbe un peccato. una rinuncia al quadrato è meglio che una semplice. sono santo elevato alla potenza. un po' come all'università l'essermi ritirato dopo aver passato un esame, una volta saputo che avrei potuto laurearmi facilmente e a pieni voti vi si poteva tranquillamente rinunciare (e perché non av...evo voglia di studiare quello che non avevo voglia di studiare). oppure quando già adulto ho messo le mani per due anni al pianoforte, un kawai dal suono caldo e sfuggente che amo smisuratamente rispetto a quelli dal timbro secco e cristallino che non ho mai provato ma non serviva, lo sapevo già. mi sono emozionato e ho pianto, bastava due minuti, per questo non serviva andare al pianobar. sono santo in quanto rinuncio senza senso della rinuncia: è come accettare la mancanza perché la completezza ti è solo un accessorio. la santità è il mio silenzio incomprensibile in vita che voi vedete come oceano immenso e io come galassie ridenti che avvolgono quel mare

venerdì 17 aprile 2015

per dire troiate che poi vanno smentite ci vuole gente che se ne sbatte i coglioni di voi che leggete. voi arrivate dopo, a giochi fatti. chi gioca è il coraggio inconsapevole che non teme smentite: chi scrive ha già smentito in partenza ciò che voi trovate vero in ritardo e che poi andrà di nuovo smentito.
intuito: leggere per caso e cestinare venti pagine di baricco e capire solo guardando la copertina che dentro di te c'è tanto sonno arretrato. intuito: leggere venti pagine di nisargadatta e sapere che è tuo amico che sapevi già tutto dei suoi libri prima di leggerli e che non serviva nemmeno aprirli, poi leggerli tutti e ridere, continuamente ridere
tra i più grandi obbrobrî di tutta l'umanità metto alla pari l'olocausto e la donna materialista, anzi quest'ultima è senz'altro peggio
Vi dico in tutta fede e onestà dopo millenni di esperienza sul campo che le questioni della donna bambina e di tutta la poetica dell'innocenza, del femminile, dell'abbandono, dello smarrimento e bla bla per quanto a me care e da prendere, in parte, come luminoso faro, vanno assolutamente messe in una loro dimensione e non devono ingombrare tutta la propria sensibilità verso l'esistenza, pena una ridicola e triste affezione all''infantile'. Nella vita il settoriale, il maniacale, è un potenziale criminale: gli riserviamo un suo spazio certo, se vuoi talvolta anche ampio, ma tutto lì. Sputo in faccia a qualsiasi sensibilità 'ben precisa' e soprattutto quando orgogliosa di essere riconosciuta come 'quel tipo di sensibilità'.
La speranza è il rifiuto della mancanza. Accettazione della mancanza è santità, possesso della speranza miseria
Tutto ciò che appare all'uomo è dell'uomo, tranne quando appaio io: io è l'uomo sovrapposto alla mancanza di apparenza. Quando dico io in effetti sta parlando la mancanza, che per non si sa quale ragione non si accontenta di mancare, vuole presenziare, espulsa tramite un corpo che funge da rappresentazione di quella apparenza
informo a titolo didascalico che del poeta Ianus Pravo e della pittrice Manuela Franco, due grandi, adotto rispettivamente due frasi che ti spaccano le gengive e cioè "hai il cervello pieno di forfora" e "con il solito water di vetro in mano" (riferendosi al bicchiere - ndr). Seguite quei due mostri
L'orgoglio è un burattino manovrato dalla dignità solo che se il burattino è stupido la dignità è solo mentale e se è solo mentale è incidentale; perché sia stabile deve entrare in campo l'amor di sé, a questo punto l'orgoglio può anche diventare incidentale evento che non sarebbe potuto succedere con la stupidità. La stupidità quando c'è è un insegnamento duro a morire, l'amor di sé invece c'è sempre ma non sempre c'è l'abitudine ad accorgersene. La dignità è l'allegoria dell'amor di sé, la stupidità dell'incertezza: più c'è dubbio meno c'è amore (didattica per i licei a classi composte da massimo due alunni, e anche molto disciplinati - demolire la dignità invece è una questione avanzata, che va bene solo dall'università in su e per pochi intimi, e per chi al liceo non dormiva)
hai mani bianche vergini come l'arcangelo portano messaggi che mi aprono gli occhi nel sonno vestiti c'è tanto vento a bonifacio andiamo a vedere le bocche che si spalancano guarda il fiordo guardalo mentre ti guardo poi lascia che lo guardi io e ora vieni qui e baciami

mercoledì 15 aprile 2015

quando faccio riflettere vedo il nostro talento quando faccio piangere sono visto dall'assenza di entrambi
facciadicazzo modello chanel. non vi preoccupate dal vivo sono meglio lì mi si è spenta la sigaretta ho preso sonno
 
è meraviglioso ascoltare musica in auto il giorno è completamente diverso dalla notte divoro mondi, deserti e galassie non mi contengono tra cazzo e cervello mi si aprono distanze siderali anche i buchi neri lacrimano quando arrivo sprofondo e non sono più
qualcuno difronte all'affermazione di non avere fratelli né sorelle ti chiede figlio unico? no no, qualunque.. difronte all'advaita vedantico neti neti, né questo né quello, la gente resta sempre depistata, desiderano averlo nel culo in modo unidirezionale, che si sappia da dove arriva e dove va. con la non dualità invece non sai da dove arrivi né dove vai, perché non ti muovi mai. il concetto di uno è ancora nell'alterità, va bene solo per quelli contenti di esistere e scontenti dell'idea di quando non esisteranno più
oh ma la pubblicità di italo treno per me è la più brutta della storia prendi il nome che richiama l'italia patria dei treni in ritardo e già qui con la comunicazione non ci siamo che subito appena senti italo ti tocchi i coglioni e comunque è un nome da nonno che non è che di botto ti evochi rapidità ed efficienza e poi quella risposta no alberto ed è gratis che pare che gratis si riferisca ad alberto dopo la dozzinale scenetta da mongoloidi ma qui per me i creativi e i copy si sono svegliati il mattino hanno detto difronte allo specchio ci odiamo profondamente e si sono fatti un toast bruciato per sniffarne la fuliggine
la cosa peggiore che una donna può dirmi è 'raccontami qualcosa'. intanto io non intrattengo: dico. e poi anche se raccontassi qualcosa racconterei di lei, non sapendo un cazzo e indovinando quasi tutto e questa cosa evidentemente va centellinata. io accetto solo domande, posto che si accetti di non comprendere le risposte, anzi, che si ami questa mancata comprensione.
chi fa un incidente in autostrada, a torto o a ragione, è molto stanco della vita, anche fosse una stanchezza lieve e passeggera. la sua fortuna è che io gli bestemmio in faccia, detta da me la cosa lo rivitalizza e gli inietta un amor proprio che è l'amore mio disincarnato per l'occasione
sono in colonna mangerei lardo di colonnata stapperei una corona spiandoti le cosce madonna incoronata
ama il prossimo io tuo come l'io tuo antecedente, il presente invece è indicativo, funziona da sé

martedì 14 aprile 2015

l'uomo non è fatto per lavorare né per essere uguale: parole più sante dal punto di vista sociale non furono mai dette, ma è solo dal pulpito più alto di chi ama il proprio lavoro che uno può dirlo, è lo sputo di dio sul piatto dove si mangia.
il coraggio che ci si trova non voluto è fatalità c'è una purezza nel fato che nessun tempo mai raggiungerà come un adulto insegue un bambino che scappa e se ne va
L'artista che ci interessa è solo quello in conflitto con tutta l'umanità. Questo suo moto d'energia, d'amore 'in sé e per sé' è lo stesso del ricercatore di verità in ambito filosofico o di chi cerca se stesso in quello spirituale. Non esiste il 'prossimo', se non come appendìce magnifica o miserabile di sé. Chi apprezza di più un gol di maradona se maradona come uomo fosse meno sciocco e quindi solo per questo dice meglio pelè ecco, hai capito tutto. Quindi intanto separar...e l'opera dall'autore (cosa peraltro che quasi nessun artista pur grande fa anche se a chiacchiere ne condivide il concetto) e poi cosa importantissima sputare cagare o adorare amare le opere di un artista senza guardare in faccia la persona che vi sta dietro. È del tutto inutile accoccolarsi attorno ad un artista se non per giocare a briscola ma questo lo puoi fare con chiunque e soprattutto così facendo tu, fruitore godereccio, non rientreresti mai in quelle categorie di ricercatori che tanto stimi e a cui vorresti appartenere e alle quali ti affezioni per troppo desiderio di umanità: cioè proprio quell'umanità che detesti, che ti ingombra, e che attraverso il contatto con l'artista vorresti trascendere. L'artista sei tu: una volta che ti levi dal cazzo l'umana comprensione d'artista e riesci a stare solo, e così, magnifico.
A volte incontro persone che hanno un grande bisogno di leggerezza e queste sono proprio le persone pesanti. Pensano che la leggerezza venga data, la vogliono ottenere. Ovviamente vagano ovunque non sapendo dove andare barcollando come pugili suonati. Con essi è necessario essere estremamente duri e spigolosi (cioè il contrario di quello che parrebbe logico e soprattutto di ciò che essi si aspetterebbero) non dare mai loro l'idea che potrebbero ottenere quello che vogliono. S...e per un po' resistono senza scappare dalle sberle allora cominciano a diventare remissivi, cioè, per grazia ricevuta, hanno fortuna, e inizia così la destituzione della volontà; la remissione è come un vomito di cui liberarsi, è l'inizio della leggerezza, un primo passo verso le ferie perenni al sole che è quello che vogliono ottenere senza peraltro in quel momento saperlo minimamente. Per questo a volte le guide sono utili. Se poi uno trova una guida scarsa questo gli è necessario per poterne reclamarne una di migliore, e anche questo fa parte di ciò che costui vorrebbe ottenere e che è bene non ottenga tramite la volontà. Accade. La filosofia che funziona è quella di procedere solo con certezze. (educazione civica per la maturità recalcitrante e dubitativa)
pasta carne rossa pane e salame vino, insomma mangio come chiavo, sulle punte come nijinsky etereo raffinatissimo
se devo scegliere nel museo degli orrori preferisco senza dubbio l'opportunista per calcolo, consapevole, professionista efferato. al contrario il furbo che non sa nemmeno d'esserlo è veramente una cosa pietosa, ti si rivela subito platealmente volgare, come la stupidità. in tutte le cose è il dilettantismo che fastidia, la mezza tacca senza speranza, una larva pietrificata a cui viene preclusa la stigmate di verme; l'unica salvezza per costui è di non accorgersene mai. beati gli ultimi, perché non hanno nemmeno il problema della speranza. (salmi) preghiamo
le vene sul dorso della mano me le guardi con fierezza ma queste non sono cose che tu devi sapere
guardi, i jeans ti fanno le pieghe sugli inguini e tu lo sai poi mi guardi e lo sai che è tutto vero
tanto nuda la schiena tra quelle trecce aperte hai ancora in mano la spazzola, posala.
teniamo sempre ben presente (se questa mia sociologia fosse scritta da altri la detesterei ma scritta da me l'amo perché mi mette di buon umore soprattutto quando carica di fastidiosa prosopopea e quando è scritta perfettamente la qual cosa mi fa sempre ridere molto) che una donna quando comprende, accudisce, vezzeggia, prova empatia per la sensibilità la forza la passione la fragilità (che un po' sempre ci vuole la fragilità, fa tanto poeta!) di un uomo e gli si vota accanto... come unica depositaria di una (matematica) paziente opera di risanamento e ricostruzione spirituale e comportamentale ecco: stiamo parlando solo banalmente di personalissimo desiderio di controllo per l'autoconservazione e di prolungamento della specie che non è altro che clonazione di sé: tutto questo sublime impeto oceanico da supermercato sul diarietto della sera tu lo chiami amore

domenica 12 aprile 2015

quei due sguardi iniziali meravigliosi, trasognati, non sono al pubblico inteso come insieme di individui ma sono la fiaba di lei che sta montando in lei in cui un pubblico scompare con lei dentro una cosa che puoi chiamare fiaba dentro cui non c'è più niente di umano e di pubblico

https://www.youtube.com/watch?v=TUSkdkENd_A
 
Ricordiamoci sempre che amare un nick è molto più realistico che amare un'identità, come quando incontri una persona e non l'ami 'per chi è' ma per quello che manca a te. Si ama ciò che manca, quindi sempre per 'interposta persona', difatti in amore come si suol dire, anche senza capire, 'ci si perde'. Quando ci si 'riconosce' invece si sta solo conoscendo di nuovo ciò che era inutile sapere e cioè l'immagine vecchia di sé che rassicura sì ma immediatamente dopo ci tedia in quanto era proprio quella di cui ci si voleva liberare per potersi perdere.
(faccio dei ragionamenti guidando in autostrada che filano come una meraviglia, non so nemmeno se li ho scritti - difatti ho sbagliato casello)
Quando lo scrittore scrive per il lettore ecco che il lettore può raccontarlo ad un terzo e la formazione così generata la possiamo chiamare 'il tris di ebeti morti che si capiscono e confortano'. Al contrario il rapporto tra scrittore e lettore deve restare sacrosantamente conflittuale, violento, privatistico, critico e alla fine incomprensibile in una separazione di ruoli santamente incolmabile: amore nudo senza sconti e compromessi. Ci si può solo semmai incontrare altrove, in altri mondi, dentro un amore vacuo immenso defraudato di pensieri parole opere e omissioni.
se riportate cose in inglese intanto sappiate che non frega un cazzo a nessuno se sapete l'inglese e soprattutto di leggere in inglese cose che per la maggior parte già in italiano sarebbero troiate, secondo che l'inglese è una merda secca rispetto all'italiano che è una lingua varia e stupenda, terzo se siete quelli che scrivono i messaggi coi vari t9 facilitatori previsori di vocaboli ecc avete la sensibilità estetica della fretta del fastfood del sottoproletariato della scorreggia di dio. intanto imparate a scrivere e a parlare in italiano altro che l'inglese del sottosviluppo porco dio

venerdì 10 aprile 2015

sincerità: parlarsi addosso. e quindi indifferentemente a tutti
sincerità: rispetto all'esternazione è come l'oceano del quale l'esternazione ne rappresenta solo l'onda. l'onda può essere solo mentale l'oceano è sia mentale che trascendentale. difatti le onde si parlano l'una con l'altra mentre l'oceano parla e basta, non ha interlocutori, come la sincerità. la sincerità è fine a se stessa.
sincerità: essere in presa quasi diretta nel vivere l'esperienza consistente nel pronunciare la parola verità o comunque nel produrre una qualsiasi arringa pur con impeto travolgente e dogmatico e sentire automaticamente un moto di autoironia conseguente che sale dall'interno che se fosse manifestato in quell'istante al proprio interlocutore produrrebbe un effetto che egli stesso non vorrebbe esperire se non per via diretta, e non quindi indotta, giacché non sarebbe pronto in... quel momento se non a subire una derisione, una ferita. meglio quindi lasciare che ognuno realizzi da sé la propria illusoria sincerità evitando induzioni violente alla disillusione, e accompagnando magari i più desiderosi di indagine ad una riflessione per gradi. la consapevolezza non è merce che si possa buttare lì come un canovaccio, sarebbe solo vanità o autopulizia della coscienza (che si pensa erroneamente sporca), ma in questo caso la chiameremmo esternazione.
sincerità: sentire, pensare, dire e fare. E sapere che queste quattro cose corrispondono a quattro persone diverse sotto la stessa carne e cercare di renderne consapevoli anche gli astanti, che di solito, anzi sempre, non hanno realizzato questa verità
sincerità: non dire quello che si pensa pensando che corrisponda a quello che si era pensato di dire credendo che corrisponda
sincerità: la più grande nemica della coerenza
sincerità: sapere di mentire sempre, senza però indulgere nella menzogna, in pratica s-mentirsi. Un ricusare se stessi in contumacia
sincerità: tutto ciò che non è pensiero
sincerità: sapere dell'errore di credersi io, liquidare il senso di colpa e quindi vivere come prima, come se non fosse successo niente
Io sono al novantanove per cento perpetuamente nel presente. Ricordo pochissimo del passato, solo fotogrammi. Proietto pochissimo nel futuro, solo fotogrammi, come di vite d'altri. La mia mente mi si sovrappone ma io non ci sono, il mio cazzo tira il cuore pompa emozioni e sensazioni mi dicono che vivo ma di me non posso dire altro che non c'è niente che non va, cioè la cosa più elementare e definitiva che si possa dire. Se non parlo io, se non per malintesi, figuriamoci se qualcuno potrebbe parlare di me. Smarcato tutto questo, orbene, parliamo!
in una piazza con un sole abbacinante in faccia ho appena visto un piccione che ha cagato dentro una culla la mamma era contrariata il bimbo divertito il disappunto delle mamme è sempre di contraltare alla spensieratezza, pensavo ai lacrimogeni durante il concerto dei jethro tull, restai immobile trequarti del palazzetto sgombrò avanzai sotto il palco e con ian anderson ci salutammo fazzoletto in mano lacrimanti brandì ancora il flauto con quegli occhi da matto suonando my god, tutti avevamo le gole bruciate, per gli altri erano rigurgiti degli anni di piombo ma a me faceva cagare l'eskimo
la tua fierezza mi eccita, sapere che per gli altri è granitica, autorevole e invece per me lo stesso, solo che tra le pieghe ne intravedo anche i buchi neri dove entro divarico le stagioni e ne faccio quel che voglio

giovedì 9 aprile 2015

biancaneve ha sette nani, nevenera sodomizza streghe giace ai piedi dell'orco (fiaba per bambina)
annuncio a reti unificate che questa moda piatta e qualunquista oramai incombente da anni del nude-look pubico femminile è l'ora che tramonti che ha rotto i coglioni. do il via ufficialmente alla vostra ricrescita, alè
una delle mie gloriose fidanzate mi disse una cosa che solo il canova poteva scolpire disse che che gli uomini fissati con le tette sono dei mammoni mentre gli uomini che sanno chiavare amano il culo. tu ami il culo disse. solo per questa chiosa lei entrò nell'olimpo delle mie considerazioni di quelle da mettere ai piani più alti, tra le considerazioni circa le cose ultime ma, con tutta onestà, io le credetti senza mai dubitare, un puro atto di fede
che credete, da ragazzo comprai due tele, mica una, e dipinsi due quadri, un vecchio disperato e una composizione cubista: due merde secche. per dispetto chiavai una cubista, un culo duro scolpito marmoreo, ma lì era arte

mercoledì 8 aprile 2015

quell'estate di parecchi anni fa prima di partire per corfù mi radei - lo so è rasi ma radei è più bello - i capelli completamente a zero quando ancora nessuno. alla mia fidanzata dell'epoca piaceva baciarmi ovunque ed era molto felice di essere perplessa di baciarmi anche sulla testa, le pareva quasi di assorbire la mia verve anche se io le consigliavo amabilmente di non assorbire il mio spirito insolente e polemico. invece, di baciarmi non la sconsigliavo.
lì mi chiamavano...
mafioso per via dell'aspetto inusitato per la moda dell'epoca era un gesto d'affetto e io per ringraziarli scoccavo tuffi carpiati dal trampolino elastico. a me sembrava di farli da dio, poi negli anni riflettei e guardando dibiasi realizzai che li facevo proprio del tutto normali. per onorare l'epiteto un giorno ho anche messo una piovra in testa pescata all'uopo e non ancora del tutto morta, boutade questa che però poteva capire solo michele placido, i tentacoli mi scendevano sulle spalle ho ancora la foto ma al sicuro in un caveau di lugano.
poi ho mangiato il moussakà ed osservato fumando trasognato in una sagra gente del posto completamente scevra di sofismi platonici ballare il sirtaki confidando ad uno sconosciuto, non so come mai, che io non potevo ballare qualcosa di folkloristico ma non sapevo come spiegarglielo io amavo ballare il funky e così ricevetti un sorriso e scoprii la saggezza di una non risposta in luogo del confronto dialettico. fu la prima volta che in una baracchina all'aperto adibita a discoteca sentii forget me nots di patrice rushen e ricordo che fui molto felice di una gioia bambinesca anche se nessuno me compreso poteva allora immaginare come poi l'avrei ballata in patria disegnando coreografie nell'etere
ero magnifico, non c'era più niente da fare. anche mi fossi lanciato a petto nudo in un ghiaione lavico precipitando in basso chilometri una volta in piedi esangue scarnificato il volto sporco tumefatto incontrandola le avrei baciato la mano e detto ça va?
in tutta fede ritengo (sempre con infinita àgape più che schopenhaueriana eccetera) di essere un mostro nell'usare le virgole e i punti. se notate ogni tanto uso anche il quasi oramai dimenticato punto e virgola, è una civetteria
io non sono autoritario, sono totalitario: non c'è alterità. sono sincero per prassi, per necessità, è un fatto estetico, che è tutto il contrario del dogma.
- ricorda che l'autoritarietà uno se la da da sé ma l'autorevolezza te la danno gli altri. - sì, io le ho entrambe quindi salutame a soreta
un cane vuole sempre imparare un gatto non ha bisogno di sapere niente: il gatto è trascendentale.
questa cosa nessuno scrittore o poeta o filosofo l'aveva mai scritta e sintetizzata in modo così definitivo, perenne.
se chiami un cane viene se chiami un gatto eh?
questa è la più alta visione metafisica del gatto mai concepita nella storia.

domenica 5 aprile 2015

i quattro venti ridevano alle pietre della terra finché non fosti tu. fiera come una sfinge, sfidi le foreste nere i dirupi lastricati sul mare al tuo cospetto i tuoni di novembre muoiono in silenzio, tra le vesti candide sulla tua pelle bianca fuori dal tempo. poi lì, quel sopracciglio sollevato di stupore, mi fa lacrimare, e arriva come un coltello dentro il mio amore
"Uomini postumi - come me, ad esempio - vengono compresi peggio di quelli attuali, ma 'ascoltati' meglio. Più esattamente: noi non siamo mai compresi - 'di qui' la nostra autorità..." - F. N.
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l'anima il cuore e la figa sono la stessa cosa: il mio cazzo non è intellettuale

sabato 4 aprile 2015

ci sono volti talmente belli che prendi sberle in faccia di dritto e rovescio ebete e attonito che quando li vedi bestemmi dalle mangrovie alle sequoie stellari ai deserti di sale e dio ti irride scaltro bestemmiami di gusto è tutto amore che la bellezza te lo mette nel culo sempre perché come me non ha perché
Manuela Franco - pittrice - milano - altrove

forza lacerazione morte. ergo energia potenza.
"che i mostri inseguano la propria gloria, che si dissetino con le nostre lacrime"

onore e ringraziamento alla grande pittrice. numerose opere in vendita su richiesta diretta all'artista
 

giovedì 2 aprile 2015

sentire ascoltare guardare leggere, fastidio, ridere. questa è la sintesi del cammino interiore di tutta l'umanità, nessuno escluso. parti piangendo perché prima nessuno ti rompeva il cazzo termini ridendo perché più niente e nessuno ti può rompere il cazzo. il 99 virgola nove per cento non termina e muore serio
cinque min fa entrare in un bar di un paesetto per un caffè e sentire apple tree di erykah badu è una cosa che non ti immagini proprio e io mi invaso e bevo il caffè muovendomi piano a ritmo che posso anche in quel momento avere davanti hitler che mi fa un baffo
non c'è niente da integrare e tutto già integrato, ho la sincerità che disintegra restando immacolato
meraviglioso. mi cappotto ogni volta




 
quei tuoi occhi grandi mi guardano divento piccolo fino a non vedere niente ma quell'odore resta lì, nel buio immenso della mia mente

mercoledì 1 aprile 2015

la giornata odierna è lucidità cristallina. difatti noto in tutta lucidità che comincia la processione pasquale dei 'risorti per l'occasione nel bagagliaio della skoda di gesù' che ti dicono che non devi mangiare l'agnello ma io vorrei inseguirti come hannibal lecter o come mickey rourke su angel heart e divorarti il cuore pensa te qual è la tua priorità pensa
Bestemmiare dio è come invocarlo, ma invocare non è affatto 'chiamare', come in un rapporto io/altro alla modalità dei divoratori di particole domenicali a messa: è avocare a sé. Un rapporto da 'altro ad altro', come ristabilire un preesistente dialogo immacolato tra muti. Quindi hai capito se bestemmio io. Se bestemmi tu invece è meglio di no, perché nel tuo caso stai solo seduto sul water tra i peti al buio invocando il bottone dell' aspiratore che non c'è
su certe cose ci si comprende, quindi dedico questo post al grande Ianus Pravo. Comprate ad occhi chiusi e costato aperto i suoi libri perché i soldi che vi ritornano in tasca rispetto a quelli spesi sono valanghe
è una legge eterna. sappiate che quelli che ti invocano nome e cognome al posto del nick sono gli imbecilli più totali: sono quelli che in punto di morte ancora sgomiteranno per l'ultima sigaretta
l'avevo già detto mi pare c'è ancora chi apre i negozi alle dieci di mattina e alle quattro di pomeriggio e poi si lamenta della crisi. magari avessero veramente una crisi, un cortocircuito in testa. rispetto solo chi dice consapevolmente me ne sbatto il cazzo di tutto faccio il barbone e poi muoio o chi tenta un lavoro in proprio perché l'ama anche se fa la fame o chi lavora 14 ore al giorno o fa il doppio lavoro tutto il resto del mondo che si lamenta e vivacchia invocando mamma stato o ti sfonda continuamente i coglioni con le proprie lamentele per me può essere murato vivo in una latrina.
sobrietà

martedì 31 marzo 2015

"mi propongono foto di nudo artistico ma declino sempre perché purtroppo io poi esco porno"

mi autocito, vado al massimo