quell'estate di parecchi anni fa prima di partire per corfù mi radei - lo so è rasi ma radei è più bello - i capelli completamente a zero quando ancora nessuno. alla mia fidanzata dell'epoca piaceva baciarmi ovunque ed era molto felice di essere perplessa di baciarmi anche sulla testa, le pareva quasi di assorbire la mia verve anche se io le consigliavo amabilmente di non assorbire il mio spirito insolente e polemico. invece, di baciarmi non la sconsigliavo.
lì mi chiamavano... mafioso per via dell'aspetto inusitato per la moda dell'epoca era un gesto d'affetto e io per ringraziarli scoccavo tuffi carpiati dal trampolino elastico. a me sembrava di farli da dio, poi negli anni riflettei e guardando dibiasi realizzai che li facevo proprio del tutto normali. per onorare l'epiteto un giorno ho anche messo una piovra in testa pescata all'uopo e non ancora del tutto morta, boutade questa che però poteva capire solo michele placido, i tentacoli mi scendevano sulle spalle ho ancora la foto ma al sicuro in un caveau di lugano.
poi ho mangiato il moussakà ed osservato fumando trasognato in una sagra gente del posto completamente scevra di sofismi platonici ballare il sirtaki confidando ad uno sconosciuto, non so come mai, che io non potevo ballare qualcosa di folkloristico ma non sapevo come spiegarglielo io amavo ballare il funky e così ricevetti un sorriso e scoprii la saggezza di una non risposta in luogo del confronto dialettico. fu la prima volta che in una baracchina all'aperto adibita a discoteca sentii forget me nots di patrice rushen e ricordo che fui molto felice di una gioia bambinesca anche se nessuno me compreso poteva allora immaginare come poi l'avrei ballata in patria disegnando coreografie nell'etere
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