sabato 14 novembre 2015

Molto bello confrontare le traduzioni e rendersi conto di come da uno stesso spartito la musica esca completamente diversa a seconda dell'esecutore.
Qui due passaggi non scelti da me dall'Ulisse di Joyce confrontando tre traduzioni autorevoli. Mi riferisco solo al confronto tra le versioni in italiano e non alla questione se la traduzione sia fedele all'originale o meno e da questo punto di vista, non so voi, trovo significativamente superiore in entrambi i passaggi (sto parlando solo dal punto di vista della mia estetica senza voler rivestire il giudizio di oggettività critica) le traduzioni del duo Terrinoni/Bigazzi, soprattutto in fluidità, scelta dei termini, tempi verbali, musicalità e nel rendere meglio deconcettuale e depensamento e quindi leggerezza e immediatezza:

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Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò:
– Introibo ad altare Dei.
Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:
– Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita.
Maestosamente avanzò e ascese la rotonda piazzuola di tiro. Fece dietro-front e con gravità benedisse tre volte la torre, la campagna circostante e i monti che si destavano. Poi, avvedutosi di Stephen Dedalus, si chinò verso di lui e tracciò rapide croci nell’aria, gorgogliando di gola e tentennando il capo.
(De Angelis)
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Statuario, il pingue Buck Mulligan spuntò in cima alle scale, con in mano una ciotola di schiuma su cui giacevano in croce uno specchio e un rasoio. La vestaglia gialla, slacciata, era lievemente sostenuta alle sue spalle dall’aria delicata del mattino. Alzò la ciotola al cielo e intonò:
– Introibo ad altare Dei.
Immobile scrutava dall’alto la buia scala a chiocciola, e sgraziato strillò:
– Vieni su, Kinch. Vieni su, spaurito gesuita.
Solenne avanzava montando sulla tonda piazzola di tiro. Con un dietro front, benedisse severo tre volte la torre, la terra circostante e le montagne appena sveglie. Poi, accorgendosi di Stephen Dedalus, a lui si chinò e prese a disegnare veloci croci nell’aria, gorgogliando di gola e scuotendo il capo.
(Terrinoni / Bigazzi)
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Imponente e grassoccio, Buck Mulligan stava sbucando dal caposcala con in mano una tazza piena di schiuma, su cui s’incrociavano uno specchio e un rasoio. La sua vestaglia gialla, priva di cintura, era lievemente sollevata sul retro da una dolce arietta mattutina. Tenendo alta la tazza, intonò:
– Introibo ad altare Dei.
Fermatosi, scrutò giù nel buio della scala a chiocciola con un richiamo sguaiato.
– Vieni su, Kinch, disgustoso d’un gesuita.
Avanzò solenne e salì sulla rotonda piattaforma del bastione. Qui fece un giro d’occhi e con gesti compassati benedisse tre volte la torre e la contrada circostante e le montagne al risveglio. Indi, adocchiato Stephen Dedalus, si chinò verso di lui abbozzando alcuni svelti segni della croce nell’aria, borbogliando e scuotendo il capo.
(Celati)
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e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì.
(De Angelis)
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e tutte quelle stradine strane e le case rosa e blu e gialle e i giardini delle rose e il gelsomino e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dove ero un Fiore di montagna sì quando mi sono messa la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o dovrei portarla rossa sì e come mà baciato sotto le mura moresche e ò pensato bè lui o un altro che cambia e poi gliò chiesto con gli occhi di chiederlo ancora sì e poi me là chiesto se volevo sì dire sì mio fiore di montagna e prima lò abbracciato sì e lò fatto stendere su di me per fargli sentire i miei seni tutti profumati sì e il suo cuore che impazziva e sì ò detto sì lo voglio Sì.
(Terrinoni/Bigazzi)
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e tutte quelle strane straducole e le case rosa e celesti e gialle e il giardino di rose e gelsomini e gerani e cactus e Gibilterra quand’ero ragazza ero un Fiore di Montagna sì quando mi mettevo una rosa nei capelli come le ragazze andaluse oppure Mi metterò una rosa rossa in fior e lui mi ha baciata sotto il muro moresco io pensavo be’ va bene lui come un altro poi gli chiedo con gli occhi di chiedermi ancora sì e lui chiede se voglio sì dire sì mio Fiore di Montagna e io gli ho messo le braccia al collo sì e l’ho tirato a me per fargli sentire il mio seno profumato sì e il suo cuore batteva all’impazzata e sì ho detto sì voglio Sì.
(Celati)

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